Il Piano Terapeutico

Contenuti teorici principali del Piano Terapeutico

L’idea psicosintetica del piano terapeutico può essere espressa con l’immagine del quadro di Magritte “L’autoritratto”: capacità di visione psicoterapeutica. È importante, come prospettiva metodologica generale, considerare la psicosintesi terapeutica come il campo applicativo di un’ idea più ampia: la psicosintesi generale.
Nonostante Assagioli abbia iniziato la sua carriera usando radici psicoanalitiche, fornendo una visione particolarmente profonda dell’essere umano, la psicosintesi diventa un ambito applicativo (dalla vita del singolo, fino ad una psicosintesi planetaria). Più la persona è sana, più è in contatto (ha cura) del mondo.

Ma qual è la visione generale del piano terapeutico nella psicosintesi? E dove l’idea di piano è importante?

Sicuramente è fondamentale il piano della volontà, in particolare la quinta fase dell’atto di volontà: la pianificazione. Quindi, da un punto di vista di lavoro individuale, è importante che ciascuno di noi sia consapevole e sappia creare  il proprio modello ideale oltre che la subpersonalità terapeutica (terapeuta come farmaco = la personalità terapeutica è la prima tecnica terapeutica – C.G. Jung; influsso personale spontaneo e deliberato – Assagioli). Ecco che il setting e la relazione terapeutica creano un campo che è esso stesso terapeutico, ed è questo che concorre/favorisce la guarigione del paziente (contagiare il paziente).

Tornando al piano terapeutico è quindi importante la consapevolezza del progetto presente dentro ciascun terapeuta oltre che dentro ciascun paziente.
Il piano terapeutico agisce su due versanti: versante psicodinamico (come si è strutturato quel disturbo) e versante evolutivo ( ovvero da dove viene il disturbo e dove vuole portare quel disturbo).

Piani Terapeutici per orientamenti teorici

Psicanalisi:  libere associazioni e interpretazione dei sogni (interpretazioni trasformative).
C.G. Jung vede due momenti fondamentali del piano terapeutico: un momento analitico che parte dal momento/problema attuale (analitico-riduttiva), e una seconda fase detta sintetico-costruttiva.

Cognitivo-comportamentale: pianificazione della cura (treatment planner), dove è possibile trovare un piano terapeutico specifico per ogni tipo di disturbo.

Psicosintesi: in psicosintesi la situazione è molto più complessa, sia per la visione che la psicosintesi ha dell’uomo, sia per l’innumerevole quantità di tecniche utilizzate. È presente un’ idea di processo terapeutico, ma prima dell’analisi dell’inconscio è consuetudine:

  • un’esplorazione della personalità cosciente (non impattare subito la persona con l’inconscio!)
  • analisi dell’inconscio (se e quanto serve un’analisi frazionata… anche a rate!).

La fase analitica è fondamentale per delineare un progetto sulla persona: dobbiamo vedere di cosa quella stessa persona ha bisogno; ma attenzione, perché su alcuni pazienti l’analisi può essere negativa. Le sintesi sono a vari livelli, a seconda delle potenzialità del paziente (vedere qual è “l’equipaggiamento” che la persona ha a disposizione, ma vedere anche le capacità latenti di quella stessa persona). Interrogarsi quindi su come affrontare quella specifica persona all’interno del contesto del colloquio.
Il piano deve essere comunque sempre flessibile, con vari livelli di specificità (dal generale allo specifico). Una terapia funziona se funziona la relazione e il piano terapeutico è legato alla relazione terapeutica.

Tempistiche: primo abbozzo di piano durante nei primi incontri, in cui si valuta innanzitutto se tenere un paziente oppure no, oltre che dare un’idea di una probabile tempistica.

  • Esplorazione personalità cosciente
  • Fase analitica
  • Piano terapeutico maggiormente dettagliato sulla base di una conoscenza più approfondita del paziente

La prima fase deve essere di ascolto, con piccole restituzioni da parte del terapeuta.
Il piano terapeutico psicosintetico può avere 2 modalità che è possibile scegliere/adoperare:

  1. aperto/libero
  2. direttivo

La psicosintesi non è direttiva, esortativa, ma non è nemmeno un’apertura spontanea della psiche: ha invece lo scopo di dare una direzione nella e alla vita, che può avvenire non tramite una lezione teorica, ma attraverso una esperienza della psiche.

Il vero piano terapeutico psicosintetico si formula non solo sul paziente, ma anche sul terapeuta: la dinamica transfert e controtransfert è importantissima.

Domanda: in che modo io terapeuta con un lavoro su di me posso aiutare questo paziente e nello stesso tempo lavorare sulla mia psicosintesi personale? Cosa posso fare io, che parte attiva ho io su questo piano terapeutico? Come dire: cosa posso elaborare su di me al fine che si irradi anche sull’altro, in questo caso il paziente.
In questo senso, il terapeuta può essere non solo il regista, ma può essere anche parte del piano terapeutico: il terapeuta stesso si mette in gioco in quel piano terapeutico.

 


 

Libri consigliati

  • Rivista di psicosintesi 21-22 (articoli sul piano terapeutico)
  • Principi e metodi della psicosintesi terapeutica” Assagioli (pag.139)
  • Selecting effective treatements” L. Seligman; Reichnberg
  • The complete adult psychotherapy treatment planner” Peterson

Inoltre…

The gift of therapy” Jalom
Verso un’ecologia della mente” Bateson
La diagnosi psicanalitica” Mc Williams
Psychotheraphy of love” Friman; Gill.

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